| F R E E Z E R * | Denis Spedalieri | tra Torino e New York |
Storie, note, ricordi. Tutto nel congelatore.
10 maggio 2013
البحر - 是 - Sea - Mare [ NYC #5 ]
La voce dell'Imam arriva dall'altoparlante. Non credo che la Quinta Avenue, a Bay Ridge, sia rivolta verso la Mecca, ma decine di uomini, come ogni venerdì, stanno pregando sul marciapiede, inginocchiati e con la faccia rivolta a terra. Qualche anno fa, a Roma, vidi una scena simile davanti alla Moschea di Centocelle, troppo piccola per ospitare tutti i fedeli. Cordiale, l'imam di Centocelle mi aveva accolto alla fine della preghiera. Ma, altrettanto cordialmente, mi aveva spiegato che non avrebbe risposto ad alcuna mia domanda circa il desiderio, espresso da molte comunità islamiche italiane, di creare scuole per i propri giovani. Erano ancora troppo recenti le polemiche sollevate dalla presunta presenza, nella loro Moschea e in quella di San Salvario a Torino, di fanatici inneggianti alla Guerra Santa. Loro, come a Torino, erano convinti d'essere caduti in una trappola, orchestrata ad hoc per le telecamere nascoste di giornalisti a caccia di scoop e volta a dimostrare la pericolosità dei musulmani. La risposta che ricevetti a San Salvario fu pressoché la stessa, e il mio desiderio di scrivere qualcosa sul tema delle scuole a guida islamica morì lì.
02 maggio 2013
I rastrelli libertini [ NYC #4 ]
Da "Pies 'n Tights" la cucina è onesta, anche se il soul food e i piatti della tradizione del sud non sono quelli che abbiamo trovato da "Sylvia's". Ma lì eravamo ad Harlem, nel tempio della Regina del Soul Food, che in vita fu venerata da Mohammed Alì, Bill Clinton e pure da Barack Obama durante la sua campagna elettorale. Qui, invece, siamo a Williamsburg, il quartiere di tendenza a Brooklyn, e per gli alternativi locali (o hipsters, come dicono gli americani) i gusti sono più edulcorati. La trippa, per esempio, non la trovi. Un po' come andare al Pigneto a Roma e cercare i rigatoni alla pajata.
30 aprile 2013
Non tutto il Mondo è paese [ NYC #3 ]
Avocado, innanzitutto, e anche hummus. Poi sushi, magari prestando attenzione al pesce crudo, ché forse è un po' presto, ma i roll vanno bene e sono facili da afferrare. Anche il pad thai è perfetto, perché no, e pure l'aceto balsamico sulla frutta. Un bambino di nove mesi può mangiare questo e altro, certe regole alimentari sono fuori dal tempo e insensate, te lo dice il pediatra. Sul blog dei centri medici dove portiamo pure il nostro piccolo. E che ti aspettavi a New York?
18 aprile 2013
Il Babbeo e Bonaventura [ UNA STORIA TUTTA ITALIANA ]
"Non ci posso credere... Non ci posso credere!! Non ho alzato nemmeno un dito e ho vinto di nuovo...!!! Ha fatto tutto il Babbeo!!". Questa sera, Bonaventura è il Milanese più felice a Roma. Il Babbeo gli ha servito la Vittoria su un piatto d'argento. La scelta era così facile che a Bonaventura sembrava fosse uno scherzo. Adesso è talmente felice, Bonaventura, che il cuore potrebbe scoppiargli. Chissà, forse il Babbeo spere almeno in questo, di vederlo schiattare dalla gioia. O forse è così Babbeo da non pensarlo nemmeno. Poco importa, a Bonaventura. Lui, questa sera, gongola e basta.
01 aprile 2013
Sennò, desisti [ NYC #2 ]
L'album era quello delle figurine della Storia, quella con la S maiuscola. Ogni settimana andavo in edicola, compravo il mio pacchetto, tornavo a casa, prendevo il mio album e ci appiccicavo sopra le figurine. Ma non usavo il loro adesivo. Per mantenerle integre, prendevo una punta di colla, la piazzavo giusto al centro del retro della figurina e con delicatezza appoggiavo la reliquia all'album. Così, sarei sempre stato in grado di staccarle dalle pagine, semplicemente alzando poco poco gli angoli e senza rovinarle. Un giorno mio padre mi fece una sorpresa. Mi portò a comprare le figurine, tutte quelle che ancora mi mancavano per completare la raccolta. Tante. E, fra tutte: il Pitecantropo, Cleopatra, gli Assiri, lo Ziggurat, Mazzini, Mao Tse Tung, il Dott. Sabin e l'ultimissima, i Caschi Blu dell'Onu. Ma non andammo in edicola, come facevo io il sabato. No, andammo direttamente alla casa editrice, che per mia fortuna stava a Torino, in via Sansovino, nella zona industriale a nord della città. Meraviglia. Come vedere una partita della tua squadra del cuore dalla panchina, come ascoltare un concerto del tuo gruppo preferito dal retropalco, come mangiare nella cucina di un ristorante. Lo stesso pensiero ho avuto qualche giorno fa, quando abbiamo oltrepassato l'ingresso di "Gustiamo", al 1715 di West Farms Road, nel Bronx.
27 marzo 2013
Jerusalem [ NYC #1 ]
Sta seduto su una poltrona e mi osserva senza dire parola. Ho appena chiuso la porta e pronunciato il saluto d'ordinanza da queste parti: "Hi, how you doing". Niente: braccia conserte, muto, immobile. Prima d'entrare, avevo il sospetto che non sarei stato il benvenuto. Lo stesso sospetto, a dire il vero, ce l'avevo anche a Crown Heights, quando passando davanti ai barbieri afro-americani immaginavo che non avrebbero grad... capito un cliente bianco, ecco. Per questo avevo resistito alla tentazione di varcare la soglia di uno di quei tanti negozi su Nostrand Avenue.
Spiego che sono lì perché vorrei tagliarmi i capelli e lui, come se fossi un matto: "vuoi tagliarti i capelli?". Mi indica la poltrona nera e, mentre io mi siedo, lui prende il telecomando e cambia il canale del televisore.
"Non ho richieste particolari, li vorrei solo corti", dico io, fingendo una nonchalance che è davvero l'ultima delle cose che provo in questa situazione surreale. Mi chiede se il taglio a tre va bene e quale sia il mio sport preferito.
O rompiamo il ghiaccio adesso o mai più.
"Beh, sai, venendo dall'Italia... mi piace il calcio".
È fatta, il Muro è caduto.
"Ah, Italia! Dove?".
Il fiume scorre e non lo fermiamo più. Si, la Juventus è la squadra più famosa di Torino, ma io tifo per la squadra che porta lo stesso nome della città. Sono in America da quasi cinque mesi, ma quattro li ho passati a Miami, perché mia moglie è nata lì, anche se io e lei ci siamo incontrati a Torino e a Torino è nato nostro figlio.
07 marzo 2013
DIARIO MINIMO DA NEW YORK - 6 - Servizio Pubblico
Curioso come una scimmia. E Curious George, infatti, è proprio una scimmia. Ogni mattina scopre qualcosa di nuovo: come trasferire le fotografie con un computer, come preparare lo sciroppo d'acero a casa in 24 ore, come fare la regia di una trasmissione radiofonica. Curious George non se ne fa mancare una. Sistematicamente, prima d'imparare a fare qualcosa, sbaglia o si caccia nei guai. Ma non è mica l'unico. Anche Sally e il suo amico Nick sono invasati dal sacro furore della conoscenza e ogni mattina, sabato e domenica esclusi, se ne vanno in giro con il Cat In The Hat. Curious George, in un sogno delirante per la febbre, immaginava di fare un viaggio nel corpo umano per seguire i germi del raffreddore e i loro proibiti concerti blues? Ebbene, anche il Cat In The Hat porta i suoi amici dentro il corpo umano, con una piccola navicella, proprio come quella del famoso film, e si fa accompagnare da altre due strane creature che portano i capelli come Einstein. Dr. Seuss sarebbe contento di vedere come si è evoluta negli anni la sua creatura. La versione originale del più popolare libro per bambini degli Stati Uniti, The Cat in The Hat, prevedeva che Sally avesse un fratello, mai nominato ma presente come voce narrante. Nel nuovo cartone animato, The Cat In The Hat Knows A Lot About That, il ragazzino si trasforma nel vicino di casa di Sally. E, cosa più importante di tutte, adesso è afro-americano. La televisione pubblica americana vi augura il buongiorno, gente.
01 marzo 2013
DIARIO MINIMO DA NEW YORK - 5 - Camaleonte
"Excuse me, are you jewish?". Non sta scherzando, me lo chiede sul serio. Vista la mia carnagione, vorrei rispondergli che potrei anche essere un mediorientale, in effetti. Ma rispondo con un semplice no e abbozzo un sorriso che forse lui nemmeno avrà visto, se non seguendo la scia di me che spingo velocemente il nostro nuovo ed ultramoderno passeggino verso l'entrata della metro. Sottobraccio tiene una cartellina nera. Come nero è il suo vestito, nero il suo cappello a falde larghe, nere le scarpe e la lunga barba. Di bianco c'è solo la camicia. Non so cosa possa averlo indotto a pensare che fossi ebreo. Devo avere una straordinaria capacità di mimetizzarmi. Chiamalo istinto di sopravvivenza o magari è un eccezionale attitudine al cambiamento.
22 febbraio 2013
DIARIO MINIMO DA NEW YORK - 4 - Dushanbe, Brooklyn
È grande come Milano, ma qui a Brooklyn la popolazione è quasi il doppio. Dice che a Milano un sesto della popolazione è d'origine straniera, ma a Brooklyn questa è semplicemente la regola. Dice che nell'intera New York si parlano qualcosa come 800 lingue (e se lo dice il New York Times, citando imprecisati esperti, ci devi comunque credere sulla parola, come fanno tutti quelli che ne traducono spudoratamente interi articoli indicandolo a malapena). E tra i cinque distretti della grande città, Brooklyn è quello dove la diversità culturale è maggiore, ma dove ancora oggi è possibile trovare quartieri che sono delle vere e proprie isole etniche, impermeabili alla contaminazione che sta invece trasformando a pieno ritmo le aree di tendenza.
C'è un posto che rappresenta plasticamente il cambiamento che può arrivare dalla riqualificazione territoriale e dove questa contaminazione è visibile e scorre come un fiume che solo di tanto in tanto riesce a lasciar gli argini.
C'è un posto che rappresenta plasticamente il cambiamento che può arrivare dalla riqualificazione territoriale e dove questa contaminazione è visibile e scorre come un fiume che solo di tanto in tanto riesce a lasciar gli argini.
18 febbraio 2013
DIARIO MINIMO DA NEW YORK - 3 - Antipasto
Sam si è da poco laureato in informatica forense, e ci racconta che qui ci sono anche case da sei milioni di dollari, soprattutto lungo la baia. Ritchie, il padre, sgrana gli occhi quando sente che ancora per qualche settimana alloggeremo a Crown Heights. Ci racconta che appena arrivato a New York dalla Jugoslavia, Crown Heights è stato il primo quartiere dove ha vissuto, per circa due anni. E dopo poco giorni, il quartiere era già sulle pagine dei giornali, per un duplice omicidio nella metropolitana. Posto controverso, Crown Heights, dove ancora oggi la divisione tra gli isolati dove abita la comunità ebraica e quelli dove abitano gli afro-americani è netta, anche se la contrapposizione non è più quella drammatica e violenta dei primi anni '90. Adesso, però, Ritchie e la sua famiglia abitano a Bay Ridge.
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